Il Tribunale federale nazionale della Figc ha inflitto 13 mesi di inibizione ad Antonio Zappi, presidente dell’AIA, pronunciandosi in primo grado sul procedimento disciplinare a suo carico. La decisione conferma integralmente la richiesta avanzata dalla Procura federale nel corso dell’udienza odierna.
Al centro del processo, le presunte pressioni esercitate sui vertici arbitrali di Serie C e Serie D. Secondo l’accusa, Zappi avrebbe spinto gli allora responsabili della Can C e della Can D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, a rassegnare le dimissioni dai rispettivi incarichi.
Nonostante la durata della sanzione superi l’anno, lo Statuto Figc stabilisce che la decadenza automatica dalla carica possa avvenire solo dopo una decisione definitiva. L’eventuale rimozione dalla presidenza dell’AIA resta quindi sospesa in attesa del secondo grado di giudizio.
Al termine dell’udienza, Zappi ha respinto con fermezza le accuse, ribadendo la correttezza del proprio operato:
«Ho sempre agito nell’esclusivo interesse dell’Associazione», ha dichiarato.
«Ho perseguito con coerenza il mandato di rinnovamento tecnico e organizzativo affidatomi dagli associati», ha aggiunto.
Il presidente dell’AIA ha poi sottolineato di aver operato nel pieno rispetto delle regole e dell’autonomia dell’organismo arbitrale:
«L’autonomia tecnica e organizzativa dell’AIA è inviolabile perché tutela la terzietà e l’indipendenza degli arbitri», ha spiegato.
Secondo Zappi, il procedimento non riguarda soltanto la sua figura personale:
«Qui si giudica l’azione di un presidente eletto democraticamente, che esercita un mandato indipendente previsto dallo Statuto e dalle norme federali».
Infine, un passaggio sulle possibili conseguenze future:
«Una sanzione per l’esercizio di queste prerogative inciderebbe sull’autonomia dell’AIA nel suo complesso. Difendere l’Associazione significa difendere l’indipendenza degli arbitri nel sistema calcio».






