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Marco Iacobucci EPP / Shutterstock.com

Sempre e per sempre, dalla stessa parte mi troverai

Fantapazznews ha deciso di rendere omaggio a Daniele De Rossi pubblicando un pensiero che ci è stato inviato da un suo tifoso romanista che, commosso per l’addio del capitano, ci racconta le emozioni del popolo giallorosso.

De Rossi ha deciso di salutare i suoi tifosi così, con le parole del cantautore romano e romanista De Gregori. Un saluto, quello del capitano giallorosso, che ha il sapore di un arrivederci in una serata commovente e che per molti ha segnato la fine di un’epoca.

Un giorno forse questo periodo della storia romanista sarà ricordato come l’epoca dei 2 capitani. Totti, il campione nato in casa, il talento di cui vantarsi davanti al mondo.  De Rossi, il cuore della curva che batte in campo, la proiezione del tifoso sul rettangolo verde. Dopo l’uscita di scena di Totti i tifosi erano caduti sulla morbida consolazione di vedere ancora in campo la loro anima. Ora per molti la caduta è su una dura realtà: una Roma che perde colpi e riferimenti. Totti e De Rossi, 2 parti dello stesso cuore definitivamente strappato dal petto giallorosso ieri sera tra le lacrime di oltre 60.000 persone.

Roma è questa, la Roma è questa: un luogo dove i tifosi non baratterebbero mai la sensazione di sentirsi rappresentati in campo con un trofeo. Per il tifoso della Roma è un vanto sentirsi rappresentato sul campo non solo come maglia, ma anche come uomo, come appartenenza, come storia e come tifo.

La storia di Roma e della Roma

La grinta di De Micheli, la purezza di Carpi, Taccola morto troppo giovane sul campo, il principe Giannini, Bernardini, Ferraris IV, “il fornaretto” Amadei, Losi “core de Roma”,  “Sciabbolone” Volk, Bruno Conti detto MaraZico, Rocca detto “Kavasaki”, Agostino Di Bartolomei capitano del secondo scudetto, Guido Masetti, “Picchio” De Sisti, Totti e De Rossi… “figli di Roma, capitani e bandiere, questo è il mio vanto che non potrai mai avere” recitava una celebre coreografia della curva Sud qualche anno fa. Questi sono i trofei più amati dal tifo giallorosso.

De Rossi è stato proprio questo, amato anche quando sbagliava perché le sue reazioni avevano un origine emotivo. Il pugno nel derby e la gomitata al mondiale sono parte del suo essere romanista come il rigore sbagliato a Manchester e l’espulsione col Porto nei preliminari di Champions, tutto era figlio del suo “romanismo”.

La sua forza è la sua essenza romanista

Ovviamente si parla di un grandissimo calciatore che ha portato tantissimi risultati positivi difficili da elencare tutti in poche parole e forse anche inutili. Qui, da queste parti, quando un tifoso pensa a De Rossi pensa alla sua celebre vena sul collo e alle sue urla sul campo. Solo dopo gli tornano in mente il rigore in supercoppa o il gol all’Inter nella spettacolare rimonta del 2010. Solo dopo ripensa ai bolidi da fuori area contro Siena, Chievo, Livorno, Fiorentina e il rigore di Roma-Barcellona. La grandezza di De Rossi è questa: viene ricordato per le sue gesta sul campo da uomo e non da calciatore. La sua forza è la sua essenza, la sua personalità più che la sua qualità.

Ora Roma si sente un po’ orfana ma come è stato già detto non è l’aria di un addio. Brusco, un altro cantautore romano e romanista, nella canzone che gli ha dedicato dice: “Anche vincendolo un campionato più di così non ti avrei amato dai che se vedemo presto e sará come é sempre stato in uno stadio nuovo o in questo con te a strillá a bordo prato”.

Custodiscici da lontano Daniè e poi sappiamo che tornerai. Forse è solo un’amara speranza mascherata da convinzione, la speranza di rivederti tra qualche anno, qualche metro più in là, magari con un completo scuro, ma sempre con la tua grinta a urlare a vena scoperta e a spiegare a qualche ragazzo cos’è e di chi è la Roma.

“Daje fratè tanto lo sai che se rivedemo”

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